|
CENNI
STORICI
Poggio
Mirteto,
centro più importante della bassa Sabina, ricava
il suo nome dalle sue
origini: sorge sulla sommità di un colle, un poggio
appunto, dal quale i fondatori del paese dominavano la
vallata e le terre circostanti. La campagna, allora come
oggi, era caratterizzata dalla presenza di un arbusto
sempreverde dalla modesta fioritura bianca, che segna
l'arrivo della bella stagione: il mirto.
Poggio Mirteto vanta un lungo e interessante passato.
Nato dalla confluenza della civiltà italica con quella
romana, i sabini si ritrovarono spesso a rivendicare le
loro ricche e generose terre dall'acuto interesse dei
rimani. Come testimoniano le numerose leggende che
sovente affiancano la storiografia ufficiale, come "Il
Ratto delle Sabine" ad esempio, Roma consolidò nei
secoli il proprio ruolo di civiltà egemone e la terra
Sabina divenne il naturale approdo, il serbatoio dal
quale attingere elementi umani e ricchezze naturali.
Attorno a Poggio Mirteto, numerose ville patrizie furono
costruite quasi a testimoniare come sia antico il
bisogno di fuggire dalla città verso la campagna.
Nella vicina Montopoli si trovano i "Casoni",
ruderi appartenenti a quella che un tempo fu una villa
romana attribuita a Varrone. Pare che la villa fosse
collegata da condutture idrauliche ai cosiddetti "Bagni
di Lucilla", altra costruzione di epoca romana i cui
resti si trovano a Poggio Mirteto, in località San
Valentino. La tradizione vuole che fu Lucilla, figlia di
Marco Aurelio, a volere il restauro dei Bagni, che da
lei presero il nome. All'interno della costruzione
furono ritrovati una statuetta ed un magnifico mosaico
pavimentale entrambi raffiguranti la Dea Diana Efisina.
Fra il 1250 e il 1300, gli abitanti di queste terre
conobbero un periodo che fu detto di "incastellamento".
Alcune popolazioni, divenuti angusti i territori
abitati, si spinsero verso la valle dei mirti. Col
beneplacito dei monaci dell'Abbazia di Farfa, le nuove
genti costruirono sul podio dei mirti un castello,
affinché esso garantisse loro una valida difesa. I
monaci avevano tutto l'interesse che le terre adiacenti
al complesso monastico venissero coltivate, così come
del resto la popolazione poteva godere di numerosi
vantaggi ponendosi al servizio di un monastero. Grazie
al buon senso e al tornaconto reciproco, vennero
rispettate nei secoli le regole di una proficua
convivenza civile.
La fine dell'era feudale e la perdita del valore
strategico ed economico del Castrum determinarono
l'attuale assetto urbanistico di Poggio Mirteto. A
quell'epoca difatti si verifica una netta divisione in
due parti : la parte antica, abbarbicata al colle, che
tuttora conserva il suo autentico aspetto medievale; la
parte moderna che si andò sviluppando oltre la Porta
Farnese verso la valle, alla ricerca di nuovi equilibri
politici e sbocchi economici.
Il paese antico, il vecchio cuore pulsante del paese, si
apre oltre Porta Giannetta e resta fisicamente
racchiuso all'interno delle mura trecentesche. I
vicoletti caratteristici conducono all'attuale
Palazzo Vescovile, un edificio che nel tempo ha
subito numerosi rimaneggiamenti.
In epoca più remota vi sorgeva l'antica rocca che fu poi
trasformata in palazzo abbaziale e successivamente per
l'appunto in Palazzo Vescovile.
Da visitare:
PORTA FARNESE XVIII sec
LA PIAZZA XIV-XVI sec
LA CATTEDRALE DELL'ASSUNTA 1641-1725
LA CHIESA DI SAN ROCCO 1779
Percorrendo Via San Paolo, al centro di una piazzetta vi
è una VETRERIA che ha il primato di essere stata
la prima ad essere costruita in Italia. Fu eretta nel
1825 da un belga e dall'allora svetta su tutti i tetti
con un parafulmine che raggiunge i 35 m. d'altezza.
LA CHIESA DI SAN PAOLO XIII sec.
Eventi Culturali
Carnevalone Poggiano- febbraio
Carnevale Liberato- domenica dopo il martedì grasso
Rassegna Cinematografica "Grande Cinema Italiano"-
giugno
Riviviamo Poggio Vecchio- agosto
Festa di San Gaetano- agosto
|